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La sapiente gestione della distanza che ci separa dal nostro avversario è uno dei fattori chiave nella pratica delle arti marziali.

Le arti marziali di origine giapponese sono completamente condizionate dal concetto di MAAI.

Il motivo è semplice: derivano tutte dall'uso della spada. Le posizioni rigide del karate e la focalizzazione del concetto di unico colpo per la vittoria sono mutuate direttamente dall'uso
della katana o di altre armi nei combattimenti mortali. Dobbiamo considerare che il karate moderno ha origine in Giappone partendo dal karate tradizionale per cui i concetti chiave del budo sono stati trasferiti nelle metodiche di allenamento del karate. 

Quando due avversari tengono in mano una spada che potenzialmente può tagliare in due un uomo il loro atteggiamento nei confronti del combattimento è molto, molto guardingo: prima di fare una mossa i due avversari ci pensano molto bene per evitare di essere affettati come
salami.

Se ci pensate bene essere più vicini del dovuto ad un avversario armato di katana di 1 centimetro vi rende più vicini di 1 centimetro alla sua lama. Cosa accade se una spada tagliente più di un rasoio vi entra nella pancia per 1 centimetro e vi taglia? Risposta: morite.

A questo punto vi sarà chiaro perché i giapponesi sono così attenti alla distanza.

Oggi quando combattiamo per sport, anche a livelli estremi come nelle MMA, nessuno dei due combattenti ha in mano un'arma, quindi possiamo essere più temerari e rischiare di più cercando per esempio di entrare nella guardia del nostro avversario. 

Il rischio di prendersi un calcio o un pugno c’è ma non è paragonabile al rischio di ritrovarsi con la testa tagliata di netto che rotola sul pavimento. 

La distanza quindi rimane importante ma ammette delle deroghe.

Quando combattiamo in una situazione reale invece le cose cambiano radicalmente e la distanza torna ad essere fondamentale. 

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